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Fiera ragazzi - I libri per bambini italiani piacciono sempre più all’estero

I libri per bambini italiani piacciono sempre più all’estero. La conferma viene dall’Osservatorio voluto dal Gruppo degli editori per ragazzi dell’Associazione italiana editori (AIE), che da cinque anni monitora l’import/export dei diritti di libri a partire da un questionario on line compilato da case editrici di libri per ragazzi che coprono nel complesso il 75% della produzione di novità di questo settore.

Cresce l’export di diritti, diminuisce l’import - Nel 2014 sono stati venduti 2.167 diritti di edizione con un trend (+6,8%) di crescita che è migliore rispetto alla media dell’ultimo periodo (+5,2% in media annua dal 2011). Parallelamente rallenta l’approvvigionamento di titoli acquistati da altri Paesi (sono stati 840 nell’ultimo anno), che fanno segnare un calo del -4,4%. Si tratta di una tendenza ormai conclamata che, dal 2012, ha portato alla progressiva riduzione della forbice tra import ed export che fa oggi segnare uno «spread» di oltre mille titoli, a tutto vantaggio dei libri e degli autori nazionali.

Cresce la vocazione internazionale del libro per bambini Made in Italy - Un numero crescente di titoli continua infatti a essere «pensato» come un libro che può avere uno sbocco internazionale: erano il 31,5% nel 2002; oggi sono ben il 92,4%.
 
“Le ragioni di questa peculiare caratteristica del mondo del libro per ragazzi sono semplici: investimenti tra gli anni Novanta e il decennio scorso in autori, grafici, illustratori nonché in un marketing dei diritti più efficiente ed aggressivo, ma anche una «qualità» riconosciuta al copy in Italy di questo settore – ha spiegato il responsabile dell’Ufficio studi AIE Giovanni Peresson - I libri per bambini italiani piacciono infatti all’estero e non solo alle editorie maggiori (l’export in Europa rappresenta il 63% del totale), ma anche agli editori dei Paesi emergenti come la Corea del Sud, l’Europa balcanica, la Turchia, la Polonia, l’Ungheria, i Paesi africani – che non sono proprio le prime editorie che vengono in mente. Questi Paesi hanno rappresentato in questi ultimi due anni tra il 25% e il 30% dell’export ragazzi grazie anche a una serie di missioni, incontri, partecipazioni a fiere e iniziative come il Fellowship alla fiera della piccola editoria di Roma Più libri più liberi, che AIE assieme ad ICE hanno sviluppato”.
 
L’indagine fa emergere però anche aspetti meno positivi. A fronte di un 36% di titoli i cui diritti sono stati acquistati dagli editori italiani da editorie di Paesi anglofoni (sostanzialmente UK, Stati Uniti e Canada) si è riusciti a indirizzare a quei mercati solo il 6% dei titoli venduti all’estero.