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Apre la  BIT e in libreria arriva "Storia del turismo e del viaggio in Italia" di Andrea Jelardi

Dalla villeggiatura degli antichi romani alle più moderne forme del turismo globale e virtuale del Terzo millennio, Andrea Jelardi nel saggio Storia del viaggio e del turismo in Italia (Mursia), in libreria in occasione  della BIT che si apre domani a Milano, traccia un inedito affresco dei viaggiatori di tutti i tempi.

Il viaggio, spiega nel libro Jelardi, è sempre esistito, per motivi religiosi, commerciali, culturali e militari, gli uomini si sono spostati da un luogo all’altro ma sono i romani i precursori della villeggiatura, una consuetudine accompagnata da un vero e proprio rituale con banchetti, ricevimenti nelle eleganti ville e nelle dimore patrizie. I romani preferivano il mare e le terme ai boschi e alle montagne considerati insicuri, le loro mete erano nel sud d’Italia - Anzio  e Capri le preferite - ma anche le località termali sparse per l’impero come  Aquincum (Budapest), Aquae Allobrogum (Aix-les- Bains) e Bagnoli vicino a  Napoli, quest’ultima all’epoca assai famosa per i divertimenti piccanti, gli alberghi mondani e i bagni perfettamente attrezzati, ambiti anche da ricchi egizi e commercianti fenici. E sempre ai romani spetta il primato delle prime guide turistiche gli itineraria adnotata, vere e proprie guide descrittive, e gli itineraria picta, opere illustrate con rappresentate le stazioni o mansiones e la qualità delle strade.

Risalendo lungo i secoli sulle tracce dei turisti il saggio di Jelardi attraversa il Medioevo, dove il viaggio è soprattutto pellegrinaggio e le mete i luoghi della cristianità. Roma ovviamente in testa. Alla Città eterna sono dedicate guide dell’epoca come Mirabilia Romae o Mirabilia Urbis dove vengono illustrati  monumenti sacri e profani dell’Urbe, con le notizie più ingenue e fantasiose dove il senso del prodigio vince ogni criterio storico.

Nel XVI secolo troviamo in Italia viaggiatori illustri come Montaigne che nel suo diario non si fa scrupolo di segnalare la mancanza frequente di camere singole nelle locande e anche la bassa qualità della biancheria ma, mostrandosi molto attento anche al disagio sociale, non omette di censire la presenza di 10 mila mendicanti sparsi in città e di altri 50 mila disseminati nelle campagne. E di secolo in secolo si arriva al Settecento e all’Ottocento che vede la nostra Penisola diventare luogo di formazione dell’intellighentia europea: è l’epoca del Grand Tour, e l’Italia è tappa obbligata per poeti, artisti, scrittori, politici e musicisti.

Nel Novecento, proprio mentre infuria la Grande Guerra, gli italiani si abituano alla villeggiatura tanto che nelle estati del 1916 e del 1917 le spiagge cominciano a popolarsi molto più del consueto anche nelle località minori fanno la loro comparsa le cabine di legno che sostituiscono le vecchie tende ed accolgono numerose famiglie in ferie, qualche soldato in licenza che racconta la sua vita sul Carso, mentre i Carabinieri Reali perlustrano le spiagge. Finita la guerra, l’avvento del fascismo segna l‘esplosione del sentimento di italianità su tutti i fronti, compreso quello del viaggio e del turismo, si professa il culto della natura, del mare e del sole, nell’ottica di una radicale modifica degli usi e costumi dei vacanzieri. Nascono le grandi colonie estive per i balilla e le piccole italiane. Il culto dell’uomo nuovo inseguito dal Duce si consolida su spiagge, monti e boschi. Ma è nel dopoguerra che gli italiani diventano turisti di massa e il settore diventa a tutti gli effetti un’industria il cui impatto modifica territori, comunità, culture. L'avvento di internet poi trasforma radicalmente il modo di scegliere le mete, i mezzi di trasporto, persino i compagni di viaggio. E naturalmente cambia anche il modo di intendere il viaggio.

Sono circa 700 milioni «i nomadi del benessere» che ogni anno si muovono  in ogni angolo del mondo. La sfida è ridare senso al viaggio, quell’antico piacere, che deve essere anche crescita attraverso gli incontri più diversi. Per trasformarsi, senza necessariamente attraversare gli oceani, da consumatori di vacanze a protagonisti delle proprie avventure. 
 
 
Andrea Jelardi è nato nel 1974 e vive a Napoli. Laureato in Conservazione dei Beni Culturali, dal 1998 è assistente alla cattedra di Storia del viaggio e del turismo presso l’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa. Dal 1994 scrive per alcune testate, tra cui «Roma», «Il Denaro», «Den» e «Realtà Sannita». Dal 2000 ha pubblicato numerosi saggi di carattere storico, urbanistico e di storia dello spettacolo e, con Mursia, Goffredo Coppola: un intellettuale del fascismo fucilato a Dongo (2005).