25 febbraio 2009

Risky Business: Reputations online secondo Weber Shandwick

Categoria: Aziende, Mercati e Carriere

A seguito del dibattito sempre più acceso sull’impatto della rete sulla reputazione aziendale, Weber Shandwick, società leader nel settore delle relazioni pubbliche, ha sviluppato una ricerca in collaborazione con EIU – The Economist Intelligence Unit - interrogando un campione di dirigenti e top manager di tutto il mondo sul monitoraggio e la gestione della reputazione online. La ricerca, Risky Business: Reputations Online™ (www.online-reputations.com), afferma che lo screditamento da parte degli impiegati e le e-mail inviate per errore sono tra le più grandi preoccupazioni, alimentando l’idea diffusa tra il 67% dei dirigenti di fascia più alta che la reputazione della propria azienda sia vulnerabile.

 “La nostra ricerca ha rilevato come la gestione della reputazione online (online reputation management - ORM) debba essere, a tutti gli effetti, in cima alle priorità dei leader; i dirigenti riconoscono che dal web provengono nuove sfide e nuove opportunità, ma anche nuovi ostacoli capaci di incidere su reputazioni solide e costruite negli anni” ha dichiarato Linda Bulgheroni, Managing Director di Weber Shandwick. “L’influenza di internet è permeabile, circola tra i corridoi delle aziende: la ricerca identifica pertanto tutte le forze online e offline che rendono più solida una reputazione e quelle che sono in grado di distruggerla, mettendo in evidenza tutto ciò che è necessario fare per proteggerla”.
Risky Business: Reputations Online è un’indagine condotta tra 703 senior manager, che operano in più di 20 industry diverse e in 62 paesi del mondo tra Nord America, Europa e Asia.

Tra le preoccupazioni più urgenti, quando capita di dover indirizzare e gestire la reputazione in periodi difficili, emergono:

  • Lo screditamento da parte degli impiegati
    La maggior parte dei dirigenti non conosce l’impatto delle conversazioni sul web del proprio staff. Circa i due terzi (66%) di essi o non sono consapevoli o non vogliono ammettere che gli impiegati possano screditare in rete l’operato o l’immagine della propria azienda. Sorprende che solo un terzo (34%) dei dirigenti sostiene di sapere che un impiegato abbia pubblicato online qualcosa di negativo sulla propria azienda. Su Jobvent.com, per esempio, un sito che consente ai visitatori di esprimere un giudizio sui propri capi o datori di lavoro, si trovano commenti su più di 7.000 aziende.  Si stima che il 70% di questi commenti rientri nella categoria “Odio il mio lavoro” [The Columbus Dispatch, 7 Dicembre 2008].
    Oltre al fatto che i dirigenti ignorano che gli impiegati rilascino commenti sul proprio lavoro e sulla propria azienda, dalla ricerca si evince che sono molti meno i CEO o i Presidenti, rispetto a chi non ricopre cariche di top management (rispettivamente il 21% contro il 43%), preoccupati delle discussioni dei dipendenti sul web, sui social network e su siti di condivisione video.
    “La scarsa lungimiranza dei leader su questo tema (impiegati che si lamentano online dei loro capi, che discutono salari e che fanno trapelare informazioni riservate) è prova di una delle minacce più pericolose per la reputazione in ambito professionale” afferma Leslie Gaines-Ross, Chief Reputation Strategist di Weber Shandwick. “Abbiamo promosso questa ricerca insieme all’Economist Intelligence Unit, per far emergere i temi chiave, in modo da poter meglio indirizzare i leader su come gestire con successo, monitorare e salvaguardare la loro reputazione e quella delle proprie aziende, in un ambiente di influenza e conversazione sempre più aperto.”
  • E-mail inviate per errore
    A tutti i livelli, gli impiegati hanno avuto potenzialmente l’opportunità di nuocere alla reputazione della loro società. E’ significativo che un buon 87% dei manager di tutto il mondo ammetta di aver erroneamente inviato o ricevuto almeno un messaggio elettronico (e-mail privata, SMS o Twitter). In particolare l’80% dei CEO/Presidenti dichiara di aver mandato o ricevuto e-mail per errore. Con più di 60 miliardi di e-mail che circolano al mondo quotidianamente, non ci stupisce che alcune si perdano per strada, soprattutto nei seguenti casi (i dati sono emersi dalla ricerca): si scrivono e-mail a letto (67%), mentre si guida (50%), in bar o locali (39%) e durante riunioni di lavoro (38%). [Annual E-mail Addiction Survey, 2008].
    Secondo Leslie Gaines-Ross “Oggi ci sono rischi che dieci anni fa non esistevano nemmeno: e-mail che “si perdono per strada”, campagne di protesta in rete condotte da clienti insoddisfatti, commenti di dipendenti che sul web sfogano le proprie lamentele, post di blogger e di chiunque altro voglia dar voce alla propria opinione. Per questo in questi anni abbiamo sviluppato un’offerta di consulenza strategica e di strumenti operativi fondata sulla velocità di azione e di intervento”.

Indagine sulla reputazione onlineNella ricerca è stata trattata una vasta gamma di argomenti, incluso i metodi con cui i dirigenti possono sfruttare il web per costruire e sostenere solide reputazioni aziendali. Se interrogati sull’efficacia di internet come risorsa, affermano che la rete è una fonte estremamente utile per reperire informazioni sui concorrenti (64%), sui partner (60%), per ottenere il feedback dei clienti (63%) e per esplorare nuove occasioni di business (60%). I manager sanno di avere una grande opportunità di intelligence quando si collegano a internet: insights che vanno dalle informazioni sui prodotti competitor, difetti di prodotto, applicazioni di brevetti, suggerimenti dalla propria clientela. “Internet ha trasformato molti dirigenti in detective della reputazione online” ha commentato Leslie Gaines-Ross.E’ interessante rilevare, invece, che pochi dirigenti trovino internet utile per valutare azioni di responsabilità sociale, attività di organizzazioni non profit, gruppi attivisti o ONG. “Forse i leader hanno meno domande in materia di responsabilità sociale dell’azienda o guardano a questo impegno con un po’ di sospetto e qualche pregiudizio verso azioni di “greenwashing” ha commentato Gaines-Ross. “E’ anche probabile che i dirigenti lascino le questioni sociali e ambientali ai loro consulenti specializzati in questi temi”.Infine i dirigenti credono che solo una metà (49%) delle informazioni contenute nei blog aziendali siano accurate, e ancora meno (14%) si fidano di queste come fonti attendibili per valutare la credibilità di un’azienda.

Strategie per gestire reputazioni sul web
Weber Shandwick fornisce consulenza ad aziende, enti e organizzazioni in ogni parte del mondo, per una gestione più consapevole delle minacce e delle possibilità di intervento a tutela della reputazione aziendale. Queste strategie vanno dal monitoraggio online alla gestione del mix di intervento di comunicazione online e offline, dalla ricerca in internet dei possibili rischi emergenti, arrivando ad attività di SEO  e web marketing, fino all’impostazione di comunicazione e dialogo interno con i propri impiegati e “advocate”.
Linda Bulgheroni, Managing Director di Weber Shandwick, conclude: “Per quanto riguarda il mercato italiano c'è ancora una sensibilità piuttosto limitata da parte della nostra committenza  sulle nuove forme di minaccia online alla reputazione aziendale. Come evidenziato dalla ricerca Risky Business, i top managers sembrano ancora più preoccupati dei possibili danni all'immagine generati dai quotidiani, a causa della tipologia di stakeholders che questi mezzi vanno a colpire - il mondo istituzionale e la business community - che dalle insidie della rete, sebbene la rete abbia una "memoria molto più lunga" e quindi sia un mezzo più pervasivo.  Più matura è invece la loro consapevolezza sul ruolo della rete rispetto al nascere di un possibile crisis, la velocità con cui si diffondono le notizie e la forza del web. Ma si tratta prevalentemente di una consapevolezza di gestione dell'urgenza in quanto la gestione della reputazione online non è ancora una pratica consolidata”.

******About Risky Business: Reputations Online™Risky Business è stata condotta su un campione di 703 dirigenti senior in 62 paesi del mondo tra il Nord America, l’Europa, l’Asia e altri mercati. La ricerca online è stata svolta nei mesi di giugno e luglio 2008. Weber Shandwick farà seguire a questo primo comunicato stampa sui risultati dell’indagine Risky Business, altri report che si focalizzeranno su diverse segmentazioni: tipologia di dirigente, regione geografica e età, aziende business-to-business e business-to-consumer, aziende pubbliche e aziende private.Il team dell’Economist Intelligence Unit ha condotto il sondaggio online, mentre il rapporto conclusivo è stato redatto da Weber Shandwick. I risultati riportati in questo documento sono conclusioni tratte da Weber Shandwick alla luce dei dati emersi dallo studio; tuttavia, non riflettono necessariamente le opinioni di Weber Shandwick o dell’Economist Intelligence Unit. Sebbene sia stato compiuto ogni sforzo possibile al fine di verificare la veridicità delle informazioni raccolte, l’Economist Intelligence Unit, Weber Shandwick e le relative società controllate non possono essere ritenute responsabili di quanto dichiarato. Weber ShandwickWeber Shandwick è una delle agenzie leader di relazioni pubbliche a livello mondiale, con uffici in 79 paesi nel mondo. L’Advocacy è l’elemento fondante del suo approccio di consulenza, la capacità  di individuare e coinvolgere stakeholder in grado di sostenere un brand, facendone propri i messaggi e contribuendo a costruirne la reputazione.  Weber Shandwick fornisce supporto strategico e di comunicazione attraverso una struttura organizzativa articolata in practice, quali Consumer Marketing, Healthcare, Technology, Public Affairs, Corporate, Financial.  E’ specializzata in strategic marketing communications, media relations, digital/social media, public affairs, reputation management. Weber Shandwick offre inoltre servizi integrati quali Web Relation, advocacy advertising, market research e visual communications. Nel 2008 Weber Shandwick ha vinto il titolo di Large PR Firm of the Year (PR News U.S.), nel 2007 è stata nominata Agency Excellence Survey da PR Week U.S.  e nel 2006 European Consultancy of the Year (The Holmes Report) e Network of the Year (Asia Pacific PR Awards). L’azienda è stata inotlre insignita del titolo di United Nations Grand Awards for Outstanding Achievement in Public Relations. Weber Shandwick fa parte di Interpublic Group of Companies (IPG), una delle principali organizzazioni di servizi di pubblicità e marketing del mondo. Per saperne di più: www.webershandwick.com

Paola Farina
Senior Account Executive
Weber Shandwick
pfarina@webershandwick.com 
www.webershandwick.it
www.webershandwick.com


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