08 giugno 2017

La comunicazione che non è solo comunicazione

Categoria: Comunicazione, produzione e concorsi

Dopo cinque anni di ricerca sul campo, di sperimentazione e validazione dei risultati, Blink revisiona il proprio posizionamento diventando l’Officina della comunicazione che “aggiusta i processi comunicativi che non funzionano” e il cui ambizioso obiettivo è quello di creare differenti visioni di realtà negli attuali sistemi imprenditoriali, sociali ed economici, attraverso la costruzione di paradigmi di comunicazione strategica integrata, ovvero funzionali e interdipendenti al contesto in cui si agisce.

A seguito di una fase di sperimentazione che non coinvolge più soltanto lo sviluppo di progetti di branding communication, ma integra anche la generazione di nuove culture organizzative e finanziarie, la valorizzazione di paradigmi imprenditoriali fino all’emersione di nuove ID professionali, Blink approda ad un duplice risultato. Da una parte ridefinisce il proprio posizionamento, in quanto non più agenzia di comunicazione, ma per l’appunto officina della comunicazione che interviene sui processi comunicativi. Dall’altro dà forma al Blinkmethod, ovvero un modello di intervento che, favorendo l’interdipendenza comunicativa, facilita, con differenti sistemi e per diversi obiettivi, la co-costruzione di paradigmi adattivi, più che l’intercettazione di trend predittivi, e quindi interazioni efficaci ed efficienti nei contesti in cui si agisce.

Dalla validazione della strategia, alla differenziazione dell’approccio, fino all’integrazione nel nuovo modello di business, oggi l’Officina della comunicazione Blink si propone sul mercato attraverso tre ambienti di sviluppo. Il primo si chiama Opificio dell’Impresa, è il fiore all’occhiello di Blink e ha l’obiettivo di creare progettualità personalizzate, adattive e interdipendenti al sistema mercato, facilitando paradigmi imprenditoriali e di branding communication, culture organizzative oltre che ID professionali sintonizzati con la propria evoluzione. Il secondo è la Bottega partecipata in cui vengono generati progetti di comunicazione come, ad esempio, Effetto Domina, un’ambiziosa operazione cross-mediale rivolta a revisionare, attraverso una comunicazione strategica integrata, una delle aree sociali più dibattute, ovvero l’attuale paradigma femminile. Infine il terzo ambiente, quello probabilmente più sfidante, è Opus Facere che mira a costruire, letteralmente, l’opera progettuale favorendo l’evoluzione di “sistemi deboli”. Basti pensare che uno dei progetti in cantiere per il 2017, abilitAzione, è dedicato ad affiancare la didattica universitaria, con l’obiettivo di facilitare i giovani nella costruzione di identità professionali adattive al sistema in cui agiranno e i cui risultati di intervento saranno divulgati attraverso azioni di comunicazione che supporteranno l’intero progetto.

Proprio grazie all’innovativa proposition, Blink dal 2017 si rivolge ai principali protagonisti del mercato proponendo il modello di mecenatismo integrato, una modalità che integra nelle proprie progettualità comunicative le differenti realtà imprenditoriali, valorizzandone la partecipazione.

La vocazione di Blink di essere progettista della comunicazione si era già evidenziata quando nel 2013, nell’avvio della collaborazione con Silhouette Eyewear, ha portato avanti la co-costruzione di un paradigma di branding communication sviluppato partendo dal valore differenziale del brand. Il risultato di questo intervento è stato la creazione di un abito comunicativo su misura al brand e al contesto in cui agiva, tanto da aver generato un modello indipendente e innovativo (www.staylite.it) rispetto ai seduttivi ma anacronistici trend comunicativi in atto.

“Con l’esperienza di Silhouette, e, in parallelo, anche con quella di Adidas sport eyewear” racconta Cristiana Giacchetti fondatrice di Blink “abbiamo spostato l’attenzione dal ‘come comunicare’, ovvero quella che noi definiamo la comunicazione perimetrale, al ‘cosa comunicare’ e quindi alla costruzione di senso agendo sui processi comunicativi. Siamo riusciti a co-costruire con le aziende paradigmi indipendenti rispetto ai trend che costringono nel perimetro della soluzione di moda del momento, perché abbiamo agito in maniera differente. Lavorare sui processi comunicativi, vuol dire facilitare una negoziazione di senso tra il sistema in cui si interviene e la realtà in cui lo stesso agisce, dando luogo a relazioni di scambio con il mercato attraverso la partecipazione a valori comuni.”

Da questa importante collaborazione, che si è tra l’altro rinnovata negli anni, Blink ha sviluppato una propria riflessione, “osservando i recenti ed emergenti approcci già divenuti di moda, come l’impropria definizione della ‘comunicazione dal volto umano’, di cui tra l’altro Silhouette per alcuni versi, ma anche altri innovativi brand, ne sono stati pionieri, ci siamo chiesti come tale forma comunicativa potesse essere rappresentazione di qualsiasi DNA brand. Ma più in generale ci siamo domandati cosa alimentasse il fenomeno del copy-paste non solo nella branding communication, ma anche nella più ampia comunicazione d’impresa, che annienta l’innovazione e genera confusione nel mercato.”

Blink quindi comprende che in un mondo sempre più veloce e flessibile, in cui la predittività è anacronistica, si tende a delegare a teorie, metodologie e trend il controllo di una realtà che non può essere controllata, affidando il successo di un’impresa alla speranza che ciò che ha funzionato per qualcuno, possa funzionare anche per me. Come evidenzia Cristina Vaudagna, main partner di Blink oltre che ideatrice del marchio Effetto Domina, “essere costruttori di paradigmi è ben diverso dall’essere semplicemente trendsetter, in quanto il trend è un’astrazione, una teoria alla quale si pretende di adattare i brand, i contesti, le scelte. Mentre costruirsi il proprio paradigma significa includere tutto ciò in una logica funzionale ed adattiva, scegliendo il proprio percorso di proposizione sul mercato.”

Così Blink, capitalizzando l’eterogenea esperienza dei suoi progettisti intuisce che i processi di comunicazione sono il punto di accesso per sviluppare progettualità che generino differenza e innovazione. “Inoltre” prosegue Cristiana Giacchetti “spostando l’attenzione sulla comunicazione che non è solo comunicazione, ci siamo resi conto che avremmo potuto far emergere paradigmi d’impresa e al contempo creare progettualità strategiche integrate che facilitassero lo scambio fra differenti sistemi, quali aziende, cultura, arte e media, costruendo e negoziando diversi e possibili significati della realtà in relazione a persistenti problematiche socio-culturali. In tal senso è stato d’importante ispirazione il fortunato progetto cross-mediale Yes, We Porn realizzato già nel 2011 in collaborazione con il Teatro Filodrammatici e con alcuni importanti brand.”

Il nuovo posizionamento di Blink in Officina della comunicazione consente di operare nel mercato mediante progettualità comunicative attraverso cui selezionare, differenziare e integrare quegli attori che vogliano partecipare alla costruzione di nuove realtà, siano esse proprie o esterne. Come conclude Cristiana Giacchetti “Il vantaggio è duplice e ben diverso da una sponsorizzazione o un’attività di consulenza. Vuol dire far evolvere ecologicamente il sistema in cui si interviene e, insieme, qualificare attraverso una strategia personalizzata e integrata il mecenate che partecipata alla co-costruzione del progetto e che si comunica attraverso esso e i risultati che l’intervento porta.”

Proprio facilitando l’interdipendenza comunicativa, Blink sviluppa progettualità differenziali che generano scambi comunicativi rivolti a creare indipendenza di pensiero, relazione e azione.
Del resto se non vedi differenza, non crei indipendenza.

Per ulteriori informazioni
www.blinkmethod.com
www.blinkismo.com
www.facebook.com/blinkmethod
Instagram: @b_linkismo
#b_linkismo  #officinadellacomunicazione


«  Love Design® si prepara all’ottava...  Reach your goals con lo spot della...»

GLI OPERATORI DELLA COMUNICAZIONE