24 giugno 2016

La comunicazione non è un trend, parola di Blink!

Categoria: Comunicazione, produzione e concorsi

Nella branding communication il problema è che l’impresa non corre il rischio di costruire il proprio modello di comunicazione oppure che preferisce correre il rischio di adattarsi a un modello di successo di qualcun altro?

È questa la domanda cui BLINK, nuova officina della comunicazione, si è prefissata di rispondere tre anni fa quando è stata scelta come partner dall’azienda Silhouette eyewear.

“Quando nel 2013” spiega Cristiana Giacchetti fondatrice di Blink e ideatrice del Blinkmethod, “il brand Silhouette ci ha scelto per sviluppare la propria strategia di comunicazione, era evidente come la visione di innovazione produttiva dell’azienda potesse rappresentare una grande opportunità per co-costruire un approccio comunicativo altrettanto innovativo, perché discordante dalle modalità del copy-paste perseguite dalla maggior parte delle aziende.”

Partendo da questa premessa, Blink ha lavorato con Silhouette alla creazione di un approccio alla comunicazione che, focalizzandosi sulla caratteristica distintiva degli occhiali, la leggerezza, si sostanziasse nella generazione di rappresentazioni di senso della realtà co-costruite e incentrate per l’appunto su una nuova visione socio-culturale fondata sul valore della leggerezza. In questi tre anni sono stati scelti 34 ambassador dello stile della leggerezza (40 entro la fine del 2016), che attraverso le loro storie, raccontante in un blog dedicato (www.staylite.it), si sono fatti interpreti credibili, accessibili e coerenti di questo valore, attivando, in conseguenza, uno scambio riflessivo, costruttivo e aggregativo con l’utente della rete (il blog ad oggi registra una media di sharing a storia, in crescita, di oltre 250 condivisioni).

Tuttavia, mentre alcune aziende persistono in anacronistici trend comunicativi fondati sulla seduzione del consumatore attraverso modelli iconici assolutamente distanti dalla realtà, altri tentano di imitare emergenti approcci già divenuti di moda, come “la delegante comunicazione dal volto umano, nella speranza che”, come spiega ancora Cristiana Giacchetti “ciò che ha funzionato per qualcuno, funzioni anche per me.”

Ma, è proprio questa la differenza tra un leader innovativo, come Silhouette, che si assume la responsabilità di essere un benchmark coerente e credibile alla propria promessa di brand ed un follower di best practice di successo che sollecita al contrario confusione nel sistema consumi.

Sottolinea Michele Villotti, direttore generale della filiale italiana “la logica del brand nasce e si sviluppa dai suoi valori fondanti, insiti nel nucleo delle prestazioni in cui si sostanzia la sua promessa.”

Il risultato di lavorare sulla costruzione del proprio paradigma di comunicazione è evidente. Da una parte si sostiene l’azienda in quella necessaria trasformazione da seduttore imitatore a organizzatore sociale, ruolo più consono alle attuali modificazioni del sistema consumi, come già evidenziava Giovanni Siri, direttore scientifico dell’Istituto GPFresearch di Milano, nel 2012 nel suo libro “Cercare il futuro – la transizione della società italiana verso il post-consumismo”.

Dall’altra, si crea una più fluida relazione di senso tra brand e persona, che nel caso di Silhouette, ha portato a far emergere, dopo tre anni di applicazione e verifica sul campo, una nuova nicchia socio-culturale, i Litestylers, simbolo d’innovazione espressiva e per questo perfettamente corrispondenti alla brand ID dell’azienda. E’ evidente che tale approccio consente, come afferma anche Paola Botta, direttore marketing e comunicazione Silhouette Italia di “stimolare un’adeguata brand interaction fondata proprio sulla partecipazione di valori comuni”.


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