10 settembre 2013

Gli italiani confidano più nei motori di ricerca che in un esperto in carne ed ossa

Categoria: Aziende, carriere e mercati

Un italiano su 3 preferisce usare il proprio smartphone all’interno di un punto vendita piuttosto che chiedere informazioni al commesso e i motori di ricerca risultano essere gli strumenti più usati, soprattutto in mobilità, per trovare le indicazioni di cui si ha bisogno sui prodotti. Motori di ricerca che, in questi anni, si sono trasformati da strumento d’informazione a veri e propri driver di azione.

È quanto emerso da una ricerca che Duepuntozero Research, società del gruppo Doxa, ha realizzato per l’agenzia di marketing digitale FIND (www.findsdm.it). La ricerca è stata sviluppata con lo scopo di studiare nel dettaglio l’impatto che l’utilizzo dei motori di ricerca e, in particolare delle informazioni che si possono trovare attraverso di essi, sta avendo nei processi di decisione e di acquisto degli italiani. Un impatto che non riguarda in realtà solo gli acquisti online, come molti ancora erroneamente credono. A dimostrarlo è proprio il fatto che il 23% degli intervistati decide di acquistare un prodotto nel punto vendita dopo aver effettuato una ricerca tramite smartphone.

Ma cosa spinge le persone a cercare informazioni online piuttosto che chiedere ai commessi o personale del negozio? Il 66% di chi usa lo smartphone reputa che il commesso o l’addetto del negozio siano eccessivamente “di parte” nel consigliare mentre il 41% non li ritiene adeguatamente preparati. Esiste poi una parte di consumatori che, pur avendo chiesto al commesso, poi usa lo smartphone per verificare e integrare le informazioni ottenute al fine di poter avere accesso a ulteriori dettagli utili alla scelta.

A differenza di quello che possono pensare i negozianti il cercare informazioni online attraverso uno smartphone mentre si è in un punto vendita non è necessariamente finalizzato a trovare dove comprare lo stesso oggetto a prezzo più conveniente, magari online.
Quello che invece è vero è che, in almeno un terzo dei casi, l’utente ha cambiato idea su un prodotto che si stava apprestando ad acquistare a causa di commenti o recensioni negative trovati sul Web, che lo hanno portato a sospendere l’acquisto in attesa magari di ulteriori opportunità di approfondimento.

Il fatto che le informazioni che si trovano online attraverso i motori di ricerca orientino l'opinione delle persone su aziende, prodotti e servizi è vero anche in generale, e non solo in caso di utilizzo dello smartphone: l'80% degli internauti italiani si è lasciato dissuadere almeno una volta dall'acquisto di un prodotto o servizio a causa dei commenti o recensioni negative trovati in Rete. Soprattutto gli under 34 e gli utenti di dispositivi mobili sono quelli che si sono fatti influenzare in più occasioni.

In generale, dall’analisi del rapporto degli internauti con il web, è emerso che i motori di ricerca siano percepiti come indispensabili supporti allo shopping soprattutto nella fase iniziale del processo, vale a dire la scoperta del prodotto più adatto alle proprie esigenze e la sua valutazione.

Le 5 categorie merceologiche che hanno fatto registrare il maggior numero di acquisti dopo una ricerca sui motori sono:
- viaggi e turismo
- telefonia e accessori
- abbigliamento e accessori
- elettronica
- libri e riviste

“Sono ormai oltre 15 anni che i motori di ricerca fanno parte della vita degli internauti italiani–afferma Marco Loguercio, fondatore di FIND e dal 2004 autore di diversi documenti di studio sulla relazione che gli italiani hanno con le ricerche in rete-, ma con la sempre più capillare diffusione di smartphone costantemente connessi il vantaggio di poter disporre, nel momento esatto in cui possono servire, di informazioni attuali e approfondite sta cambiando anche il modo di fare shopping degli italiani stessi. Di conseguenza è fondamentale che anche l’approccio dei merchant cambi, siano questi grandi catene che lottano sui prezzi o piccoli punti vendita che fanno della qualità del servizio il loro punto di forza. Lo studio che abbiamo realizzato con Duepuntozero Research e il white paper ad esso relativo (che stiamo distribuendo gratuitamente) puntano a dare indicazioni e consigli utili agli addetti ai lavori, così come servono a tenere traccia dell’evoluzione di un fenomeno, quello dell’utilizzo dei motori di ricerca, che è arrivato a cambiare anche la vita di tutti i giorni a molti internauti”.

Antonio Filoni, Direttore Ricerche di Duepuntozero Research, che ha condotto lo studio, aggiunge: "Internet in mobilità, sempre più presente nel nostro paese, sta evolvendo i comportamenti digitali da molti punti di vista, aprendo nuove opportunità per il marketing e la comunicazione. Il Mobile diventa infatti uno spazio o un momento in cui offline e online si congiungono ed è per questo che rappresenta un territorio cruciale per le aziende: oggi il consumatore è dinamico, spesso sempre connesso (soprattutto nelle fasce più giovani di età), e vuole la giusta informazione più velocemente possibile al fine di fare la scelta di acquisto più corretta (non solo in termini di pricing). È fondamentale per una marca, azienda, negozio sapere cosa un utente andrà a leggere, vedere, scoprire di se dopo una ricerca, sia che questa sia fatta su un computer, con le sue peculiarità, sia con uno smartphone o una app. Esserci non è solo fondamentale ma bisogna esser presenti nel modo e con le informazioni corrette e funzionali, pena diventare come il commesso a cui non si presta attenzione rivolgendosi altrove. La strategia di esserci all'atto di ricerca – prosegue Filoni – deve oggi assumere un connotato più articolato e soprattutto essere pensata in ottica integrata e consumer-centrica: la ricerca fatta da PC dovrà dialogare con quella fatta da mobile, senza dimenticare la rilevanza del brand all'interno dei social media, spesso utilizzati come veri e propri motori di ricerca per ottenere informazioni User Generated”

La ricerca può essere scaricata gratuitamente sul sito www.findsdm.it


«  Chiudi il Rubinetto: continua il...  Saponello sostiene la Fondazione...»

GLI OPERATORI DELLA COMUNICAZIONE